Che cos’è l’EMDR? Su quali presupposti teorici si basa? Quindi cosa succede nel cervello durante una seduta EMDR? Quali le evidenze scientifiche a supporto? A questa ed altre domande potrete trovare risposta leggendo l’articolo 🙂



Negli ultimi trent’anni, nell’ambito della psicoterapia, un metodo molto diverso da quello “Classico” e per certi versi insolito poiché caratterizzato dall’uso della stimolazione bilaterale (oculare, tattile o uditiva) e non solo dal dialogo, ha rivoluzionato il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e di recente di altre psicopatologie trauma-correlate. Si tratta dell’EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, tradotto: Movimenti Oculari per la Desensibilizzazione e la Riprocessazione.

Tale metodo, che, come tutte le altre metodologie e tecniche di psicoterapia, non può prescindere da una solida alleanza tra paziente e psicoterapeuta e da un vissuto di sicurezza nel Setting (variabili che davvero fanno la differenza nel processo di guarigione), consiste nell’uso di protocolli ove la stimolazione bilaterale è la principale tecnica utilizzata dal terapeuta, chiaramente in combinazione con altre tecniche e spesso nella cornice di protocolli specifici del metodo. Il setting è diverso da quello classico, poiché spesso paziente e terapeuta sono più vicini e pressoché uno di fronte all’altro e il terapeuta chiede al paziente, in alcuni momenti specifici del processo, o di seguire i movimenti delle sue dita o il permesso di fare tapping, ovvero tamburellamenti alternati e delicati su alcune parti del corpo, come le ginocchia o le mani.





Su quali presupposti teorici si basa l’EMDR?

Il principale presupposto alla base dell’EMDR così come di altri approcci di psicoterapia, è la straordinaria plasticità del nostro sistema nervoso. In particolare le fondamenta teoriche dell’EMDR risiedono nella teoria formulata da Francine Shapiro dell’Adaptive Information Processing (Elaborazione adattiva dell’informazione). In sostanza noi tutti possediamo un Sistema Innato di Elaborazione delle Informazioni capace di processare le informazioni provenienti dall’esperienza di vita, di tenere quelle utili e di scartare quelle inutili, favorendo l’equilibrio e l’integrazione con le memorie preesistenti e dunque il senso di continuità, coerenza e integrazione appunto dell’identità psicocorporea. Grazie al Sistema Innato di elaborazione delle Informazioni il cervello quindi ci permette di elaborare tutte le esperienze quotidiane, ordinarie ed extra-ordinarie, processandole, “significandole” e archiviandole nella memoria a lungo termine, coerentemente e in continuità con le memorie autobiografiche, strettamente connesse alla nostra identità. Tuttavia, quando viviamo un evento estremamente stressante, il nostro sistema di elaborazione delle informazioni si può bloccare e può non processare le memorie, in particolare sensoriali, corporee ed emotive legate all’esperienza stressante, né integrarle in modo coerente e continuo nella memoria a lungo termine. È come un file corrotto che il “computer del cervello” non riesce a chiudere, continuando a mandare in crash il sistema.

Il vissuto psicologico spesso correlato questo crash del sistema è la sensazione di essere “senza via di uscita” o destinati a rivivere in loop un certo sintomo o una certa esperienze di vita, con ripercussioni dannose sul senso di Agency (sentirsi attori attivi della propria vita) e del valore personale.



Quindi cosa succede nel cervello durante una seduta di EMDR?

L’efficacia dell’EMDR non è suggestione, ha basi neurofisiologiche misurabili. La ricerca scientifica ha evidenziato tre cambiamenti chiave:

1) Comunicazione e Sincronizzazione Emisferica: La stimolazione bilaterale (movimenti oculari, tapping o stimoli acustici) sembra favorire una migliore comunicazione tra l’emisfero destro (più legato alle emozioni e alle immagini) e quello sinistro (logico e linguistico), questo favorisce il recupero di informazioni adattive e la rielaborazione adattiva delle memorie traumatiche.

2) Il Ruolo dell’Amigdala e dell’Ippocampo: Studi di neuroimaging mostrano che l’EMDR riduce l’iperattivazione dell’amigdala (il centro dell’allarme) e favorisce il lavoro dell’ippocampo, che aiuta a dare una collocazione temporale al ricordo, trasformandolo da “evento presente” a “fatto del passato”. Questi “movimenti neurofisiologici” stanno alla base della desensibilizzazione, ovvero della graduale diminuzione del grado di disturbo, nel presente, delle memorie traumatiche e della rielaborazione.

3) L’Ipotesi del Carico della Memoria di Lavoro: Muovere gli occhi o percepire altro tipo di stimolazione bilaterale, mentre si richiama un trauma richiede uno sforzo cognitivo che attiva la corteccia prefrontale e “il cervello che nota”. L’attivazione della corteccia prefrontale è correlata alla graduale disattivazione dell’amigdala e dunque del sistema di allarme del nostro cervello. Questo “distrae” la memoria di lavoro, rendendo il ricordo meno vivido e meno disturbante dal punto di vista emotivo e favorisce i meccanismi di desensibilizzazione e rielaborazione delle informazioni.

Ricerche condotte con l’elettroencefalogramma (EEG) hanno dimostrato che dopo le sessioni di EMDR, le onde cerebrali dei pazienti passano da uno stato di iper-attivazione a un pattern simile a quello del sonno profondo (onde delta), facilitando l’integrazione dei ricordi.

L’obiettivo dell’EMDR non è dimenticare, ma ricordare l’evento senza più sentire quel peso opprimente nel petto o senza che si riattivi nel presente il disturbo. Il ricordo desensibilizzato e rielaborato, può essere integrato con il resto delle memorie a lungo termine in modo coerente e continuo rispetto al nucleo identitario dell’individuo.



Evidenze Scientifiche

L’EMDR è oggi uno dei trattamenti per il trauma più studiati al mondo. La sua efficacia è supportata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che Raccomanda l’EMDR come terapia d’elezione per il PTSD in bambini, adolescenti e adulti. Ci sono inoltre sempre più evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia dell’EMDR anche per altre psicopatologie con origine stressogena e traumatica, come: depressione, attacchi di panico e disturbi d’ansia, Disturbi del comportamento alimentare, Dipendenze e Doc.

Sebbene dunque l’EMDR sia nato per i grandi traumi (T), ovvero eventi singoli, improvvisi e devastanti, che mettono a rischio l’integrità fisica e la vita come: guerre, disastri naturali, incidenti, aggressioni e violenze, che spesso comportano l’insorgere del PTSD, oggi viene utilizzato in ambito clinico con successo anche per i cosiddetti “piccoli traumi” (t), ovvero per quelle esperienze di vita che non minacciano l’incolumità fisica, ma sono emotivamente disturbanti e minacciano il senso di sicurezza personale e l’autostima del soggetto, che dunque vedono esperite come soggettivamente traumatiche. Queste ultime possono essere continue nel tempo, “come una goccia cinese” o possono divenire traumatiche per le circostanze in cui sono state vissute, vedi: attaccamento insicuro o disorganizzato, umiliazioni infantili, lutti, bullismo, fobie. I “piccoli t” sono eventi che impattano sulla salute psicofisica e che possono predisporre all’insorgenza di psicopatologie come depressione o disturbi d’ansia. In sostanza, qualsiasi evento che il cervello non è riuscito a metabolizzare può beneficiare di questa “digestione assistita”.



Conclusioni

L’EMDR ci insegna che il cervello ha una naturale tendenza alla guarigione, esattamente come il corpo rimargina una ferita fisica se gli ostacoli vengono rimossi, così il nostro cervello-mente è in grado fisiologicamente di processare eventi ed esperienze di vita anche stressanti. Tuttavia quando i livelli di stress esperiti sono estremi o quando si accompagnano a vissuti di impotenza e paura con scarse o nessuna possibilità di reagire e mettersi in salvo, il sistema può bloccarsi ed è utile supportarlo per riattivare l’elaborazione adattiva delle informazioni.


Non è magia, ma neurobiologia applicata.

Se soffri di sintomi che interferiscono con il tuo funzionamento, con il raggiungimento di piccoli o grandi obiettivi nella quotidianità, e che richiedono un investimento massiccio di energie psico-fisiche per essere gestiti a scapito dell’equilibrio biopsicosociale o che causano una sofferenza clinicamente significativa non esitare a contattare un professionista.